Alle origini della raccolta: Gaetano Tassi (1908-1983) una preziosa eredità

Biografia essenziale

Gaetano Tassi pittore e restauratore, padre di Carlo, nasce a Bondeno il 23 settembre del 1908 da Gabriele, arrotino, ed Erminia Carletti, custode di biciclette nella piazza di Bondeno. La famiglia è povera, ma avendo Gaetano rivelato una netta predisposizione per il disegno viene inviato con qualche sacrificio a Ferrara per frequentarvi la Civica Scuola d’Arte Dosso Dossi, dove è allievo dei fratelli Angelo e Giovan Battista Longanesi Cattani. Il primo è docente di Pittura e l’altro di Scultura. Gaetano si affezionerà in particolare a Giovan Battista, trascorrendo molte ore nel suo studio, dopo le lezioni, a perfezionarsi. Dall’esempio dei fratelli Longanesi – scrive Lucio Scardino (1990) – Tassi mutuerà la sua “pittura di genere improntata di suasivo fascino, alla malinconia del vivere quotidiano i buoni sentimenti, personaggi dalla salute gracile, interni poveri o soltanto polverosi”. Ne è un esempio l’opera giovanile Le due orfanelle (1930) dal realismo quasi fotografico.

Negli anni ‘30 le tematiche intimistico familiari sono riprese da Gaetano con accenti più moderni, come testimoniano i due pastelli conservati oggi presso la Pinacoteca Civica di Bondeno: Maternità del 1932 e Amore materno del 1934. Quest’ultimo espresso – scrive sempre Scardino – attraverso un convincente realismo quasi “magico” in sintonia con la lezione del Novecento, in particolare con Trombadori e Oppi. In questi due lavori Gaetano Tassi rappresenta, nella prima, la moglie Valmen Munerati (sposata nel 1930) con la figlia Giovanna di pochi mesi (sorella maggiore di Carlo, nata nel 1931), mentre nella seconda le raffigura entrambe insieme alla nipote Paola. Nel decennio l’artista vince l’ambito Premio Torregiani (istituito grazie ad un lascito dello scultore Camillo Torregiani), attribuito ad altri artisti di valore suoi contemporanei come Laerte Milani e Cesare Lampronti. L’opera Amore Materno è stata recentemente scelta per essere esposta alla mostra collettiva “Un bacio e mille ancora” organizzata dal comune di Collecchio (Pr) nel 2021 e pubblicata sul catalogo dedicato alla esposizione.

Nel 1936 Gaetano parte per la guerra di Etiopia, da dove nel 1938 viene rimpatriato per una grave malattia ai polmoni. Frutto del periodo africano sono alcuni pastelli di gusto esotico, successivamente esposti in una personale tenuta nel 1938 presso il Municipio di Bondeno. In quella occasione due delle opere in mostra, Il bagno e Amore e curiosità abissine del 1937, vengono acquisite dalla civica raccolta cittadina dove oltre ai lavori citati è presente anche un Paesaggio del 1932 ca.).

Nei due anni trascorsi in Etiopia, Gaetano oltre a dedicarsi alla pittura lavora come restauratore. Lo documentano alcune fotografie dell’epoca che lo ritraggono con tavolozza e pennelli davanti ad un antico dipinto raffigurante San Giorgio e il drago.

L’artista realizza anche opere di scultura (per la maggior parte soggetti sacri) presenti presso collezioni pubbliche e private. Cinque di esse sono conservate nella “Casa del Pittore-Archivio Carlo Tassi” (quattro databili intorno agli anni Trenta) e un busto di San Giorgio in cotto (copia da Donatello) degli anni Cinquanta. Di questo decennio è anche una lunetta con busto mariano sempre in cotto (1958) realizzata per la tomba della famiglia Serafini nella Certosa di Bondeno.

Nel 1941 Gaetano partecipa a Ferrara ad una collettiva esponendo al fianco del Maestro Angelo Longanesi e di altri noti artisti come Caravita, Magri, Quilici, De Vincenzi, Forlani, Korompay, Zappi e dei compaesani Gaetano Sgarbi e Galileo Cattabriga.

L’anno successivo, nonostante condizioni economiche non certo facili, acquista per una somma considerevole da Giovan Battista Longanesi il pastello Ore Liete, premiato alle “Esposizioni Riunite” di Milano mezzo secolo prima. Il Maestro, commosso dal gesto, come segno di gratitudine, lo nomina suo erede, come certifica un “Memorandum-Testamento” manoscritto conservato nella “Casa del Pittore-Archivio Carlo Tassi”.

In questo decennio la sua pittura va evolvendosi sempre più verso una moderna espressività. Ne sono esempio alcune nature morte e paesaggi: fra gli altri Natura morta con bambolotto del ‘45, La cacciagione del ‘46, La mietitura e Cesenatico, rispettivamente 1950 e 1951.

Sempre negli anni Quaranta inizia inoltre ad affiancare alla pittura il restauro, lavoro al quale si dedicherà quasi unicamente nel suo ultimo ventennio di vita, pur eseguendo ancora dipinti, soprattutto ritratti su commissione e autoritratti.

Lo studio degli antichi maestri lo stimola altresì ad eseguire anche dipinti di soggetto sacro, come un Crocefisso del 1944 circa e una successiva pala dedicata a Santa Rita (1956), posta nella chiesa della Beata Vergine Addolorata di Bondeno, mentre il figlio Carlo vi realizza tre bassorilievi con episodi della vita della santa umbra. L’anno precedente all’interno della stessa chiesa Gaetano aveva scoperto un importante affresco del primo Seicento opera di Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, come si legge in un breve articolo apparso sulla “Gazzetta Padana” in data 25 novembre.

Altre notizie giornalistiche documentano l’importante attività di restauratore. La fonte è sempre la “Gazzetta Padana” che il 18 giugno 1953 aveva informato della scoperta di una allegoria di scuola tizianesca sotto la patina nerastra di un quadro acquistato da Gaetano Tassi. Mentre il successivo 9 agosto viene annunciato nella chiesa parrocchiale di Bondeno il restauro di una tela di grandi dimensioni, da diversi secoli elemento decorativo dell’altare dedicato a S. Giorgio e divenuta irriconoscibile “a causa di una patina nera che il tempo vi aveva abbondantemente sparso sopra. Opera di ignoto autore, e quindi scarsamente considerata, essa è rimasta per lunghissimi anni quasi negletta, affumicata dai ceri e dagli incensi e talvolta bucherellata da inconsapevoli addobbatori”. Dopo l’intervento di Gaetano Tassi, leggiamo ancora, l’opera appare “in tutta la sua nitida bellezza, in cui non si sa se più ammirare la vigoria delle immagini o la vivacità dei colori”.  Tassi attribuirà la tela al pittore seicentesco   Giacomo Cavedone.

Come restauratore Gaetano opererà ancora nella  chiesa parrocchiale (intervenendo sulla pala dell’altare maggiore dedicata alla Natività di Maria di Sebastiano de Vita del 1770, e sulla copia del San Sebastiano di Giovan Battista Benvenuti detto l’Ortolano,  opera del centese Alessandro Candi), nelle pinacoteche di Ferrara (città nella quale interviene altresì sulla Crocefissione del Bastarolo presso il Seminario Arcivescovile),  Modena e Cento e presso privati: fra gli altri i ferraresi Tancredi Lanzoni antiquario e Mario Magrini collezionista, come anche il bondenese Ferdinando Grandi.

Restauratore, pittore, scultore, ma anche appassionato collezionista, Gaetano crea una raccolta di autori antichi e moderni, giungendo nel 1949 a prestare opere di sua proprietà ad una mostra allestita nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Della sua bottega di restauro, situata nel cuore di Bondeno accanto al deposito di biciclette della mamma Erminia, ci parla lo scrittore Mario Soldati nel racconto intitolato I colori di Bondeno, pubblicato la prima volta nel “Corriere della Sera” del 17 novembre 1955 per poi essere riproposto nella raccolta La Messa dei villeggianti (Mondadori, Milano 1959) e in diverse altre ristampe fino al 2009.

Lo scrittore torinese durante un soggiorno nella cittadina matildea insieme all’architetto scenografo Piero Gherardi, “scopre” la bottega di Gaetano di cui scrive: “Era una stanza dalle pareti interamente coperte di quadri, antichi e quasi tutti senza cornice. […] L’uomo  cominciò a mostrarci i quadri a uno a uno, dicendone con naturalezza, scienza e amore. Una scuola di Dosso, due Garofalo, uno vero e uno attribuito, un Boccaccino, un disegno del Cossa, e così via. Qualche pezzo era suo di proprietà, altri gli erano stati affidati per il restauro. In un angolo c’erano cavalletto, tavolozza, pennelli, tubetti e vernici. Ci colpì soprattutto la scuola di Dosso, una figura femminile con un grande mantello verde: verde di un verde dove fu naturale, per Gherardi e per me, scoprire la primissima origine di tutti i colori di Bondeno. Erano proprio i colori della grande pittura ferrarese e veneziana, era certo quel gusto, quella scuola, il ricordo ancor vivo di quell’antica bellezza che creava, ancor oggi, la bellezza da noi tanto ammirata nelle case.”

L’artista muore per problemi legati ad una forma di arteriosclerosi il 21 giugno 1983. La parte più consistente della sua produzione è conservata presso la “Casa del Pittore-Archivio Carlo Tassi”, per un totale di 58 lavori tra dipinti, pastelli, disegni e sculture. Sue opere sono inoltre presenti presso collezioni pubbliche e private soprattutto a Bondeno, Ferrara e Venezia, e forse in altre città in cui l’artista ha lavorato ed esposto partecipando a numerose collettive.

Bibliografia essenziale

  • Campanini G., Scardino L. (a cura di), La Pinacoteca Civica di Bondeno Galileo   Cattabriga. Catalogo, San Giovanni in Persiceto, Aspasia, 1996
  • Comanducci M., Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, Patuzzi, 1962, vol. IV
  • Ferraresi G., Storia di Bondeno. Raccolta di documenti, Bondeno, Comune di Bondeno, 1989, vol. IV
  • Maggiore D., Artisti viventi d’Italia, Napoli, Edizione Maggiore, s.d. [ma 1958]
  • Padovano E., Dizionario degli artisti contemporanei, Milano, Istituto Tipografico Editoriale, 1951
  • Scardino L. (a cura di), I due Tassi. Dipinti di Gaetano e Carlo Tassi dal 1930 al 1988, con un contributo di G. Turola, prefazione di M. Soldati, catalogo, Ferrara, Liberty house, 1990, pp. 15-21
  • Scardino L. (a cura di), Paesaggi d’acqua. A ottant’anni dal “Mulino del Po, Ferrara, FabulaFineArt 2019
  • Scardino, L., Torresi, A. P., La certosa di Bondeno. Note storico-artistiche su un cimitero della provincia ferrarese, Liberty house, Ferrara, 2003
  • Soldati M., I colori di Bondeno, in Romanzi brevi e racconti, a cura e con un saggio introduttivo di B. Falcetto, Milano, Mondadori, 2009, pp. 971-978
  • Torresi A. P., I dipinti dell’Ottocento e Novecento. Note sulla tecnica e sul restauro, Ferrara, Liberty house, 1990
  • Torresi A. P., Primo dizionario biografico di pittori e restauratori italiani dal 1750 al 1950¸ Ferrara, Liberty house, 1999

 Selezione di opere di Gaetano Tassi (foto di Andrea Samaritani)