CARLO TASSI
La vita, le opere, l’Archivio
Ferrara / 04 Luglio 2015

Inaugurazione mostre: Sabato 4 Luglio 2015

FERRARA

Museo del Risorgimento e della Resistenza, ore 17.30

Casa Ludovico Ariosto, ore 18.30

a cura di Andrea Samaritani

.

Archivio Carlo Tassi:

Presentazione al pubblico della catalogazione digitale ragionata del lavoro dell’artista bondenese

a cura di Mara Vincenzi Tassi e Federica Zabarri

 

IN MOSTRA DAL 4 luglio AL 31 Agosto 2015

Il suo studio, situato nel cuore di Bondeno è ancora oggi costellato di ritagli di fotografie, prese da giornali. Frammenti visivi che ci aiutano a conoscere le scelte, le attese e le spe­ranze vissute dall’uomo Carlo Tassi. Le sue stanze da lavoro sono tappezzate di riferimenti sociali e politici in un grande guazzabuglio di lingue, di proclami e di idee. Una babilonia del terzo millennio, che lui però leggeva in modo univoco e chiaro.

Gesù Cristo in croce vicino al ritratto di Che Guevara. Togliatti e il Papa. Pasolini e il Guer­cino. Einstein e De Gasperi. Kim Phuk, la bambina vietnamita che scappa dopo lo scoppio della bomba al napalm. Un ritaglio di giornale nel giorno dell’addio all’amico comac­chiese Giglio Zarattini. Un itinerario tutto suo, intimo, che è esposto alle pareti di quelle stanze, ora piene di quadri non finiti, incompiuti, tavolozze con i colori ormai secchi, tele preparate con fondi che provocano le stesse suggestioni visive che possiamo provare da­vanti alle grandi campiture di Rothko.

Carlo Tassi ha affondato i suoi pennelli nelle immagini dei macchiaioli e poi degli im­pressionisti francesi, per poi liberarsene e, pur continuando ad aderire idealmente a quei modelli, ne ha elaborato uno tutto suo.

Ha utilizzato i colori senza diluirli, spremendoli fuori dal tubetto direttamente sulla tela. Materia densa e sporgente disegnata con la spatola.

Ha acceso le scene della campagna ferrarese con bagliori e luci mistiche che dal fondo dei suoi quadri non solo illuminano la scena ma diventano forma e significato, colore e sentimento. Sfondi padani apparentemente malinconici, che invece per Carlo esprimono una struggente e intima voglia di ritorno a casa. Pace e raccoglimento. L’immersione nel dolce e accogliente calore crepuscolare della giornata, quando i colori si spengono e l’uo­mo ritrova se stesso, dentro le sue stanze familiari.

Scene sempre occupate da alberi, spogli, senza foglie, che nell’idea di Carlo rappresenta­no le persone. Presenze simboliche che animano la scena. Quasi sempre si sovrappongo­no come a creare una distanza o forse una protezione per le case sullo sfondo.

In queste atmosfere si è mosso per una vita Carlo Tassi.

Ci sono i vecchi nei bar, nelle taverne, presenze ingombranti in moltissimi dei suoi qua­dri.

Ma chi l’ha detto che sono anziani veramente? Le sue sono generazioni apparenti.

Magari sono giovani annoiati come i vecchi. O vecchi ansiosi come i giovani.

Carlo è spiritoso, prende gioco di se stesso e poi, soprattutto, di noi.

Quando affronta il tema del sociale, per renderlo ancora più veritiero e asciutto, decide di dipingere direttamente sulle pagine del quotidiano L’Unità. Schiaccia i piani, toglie profondità. La società viene rappresentata senza intellettualismi, sintetizzata in poche figure, grafiche, leggere, essenziali, dai contorni neri e netti.

La scoperta di queste mostre è l’autoritratto non finito, ritrovato, dalla moglie Mara, nella primavera di quest’anno dietro pile di tele preparate e mai dipinte, nello studio di via Botte Panaro. Il suo volto ci guarda di tre quarti, l’espressione è sorniona e ironica. L’incar­nato restituisce e svela la spessa materia spalmata precedentemente sulla tela. Il volto è incorniciato da tre guizzi forti e decisi nei colori primari (il giallo, il rosso e il blu): un invito esplicito a ritornare laddove inizia la pittura. E dove ricomincia la vita.

Andrea Samaritani